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karen casagrande

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August 16

guardati intorno

Comincio con una cosa che ho scritto circa un anno fa..mi piacerebbe sapere cosa ne pensate... 

Guardati intorno…

 

E’ così strano buttarsi ancora tra le tue braccia…piccolo mondo inquieto. Tu mi parli, sussurri alle mie orecchie qualcosa che immagino sia segreto. Sono verità quelle che colgo con tanta dolcezza? Una flebile energia mi accarezza il viso. Le sue mani non hanno alcuna consistenza . Cerco di disegnarne i tratti, immaginando, che la sua linea si assottigli intorno a me. Cambia forma, cambia colore. Risente della mia presenza, quest’ombra imperfetta. Vedo tutto avvolto da una nebbia sottilissima e posso scorgervi dentro una miriade di piccoli grumi colorati, che brillano se una qualche luce vi penetra attraverso. Riesco a scorgerli, cristallizzati, i ricordi, che uno dopo l’altro compongono l’essere stesso. Sono fatti di una sostanza multiforme e mutevole, così sensibile al tempo che spesso si opacizza, si rende impenetrabile. A volte penso che con altrettanta facilità potrei far rivivere con la stessa intensità e lucentezza queste immagini disperse nell’oblio della mente. Basta così poco per risvegliar in noi certe emozioni, che spesso ci sentiamo come se fossimo risvegliati da un torpore leggero, così scontato, così accettato. Ma nel sonno profondo cadono uno dopo l’altro, come sassi gettati nell’acqua, quelle visioni contorte, inaccettabili, inspiegabili, degli eventi vissuti. Non muoiono; restano intrappolate negli abissi. Attendono con pazienza di essere riportate alla luce e di essere parte di un tutto più grande. Sono metafore che escono senza fatica e sono piacevoli, non trovi? Oscurare e nascondere con un velo di amore, l’amarezza delle ferite più profonde. Non è un tentativo vano di giustificare gli eventi e la nostra complessità. E’ la descrizione di un viaggio, pieno di graffiti che conducono in mille direzioni. Il problema è…sceglierne una.

Tu hai già scelto?

Io si.

 Vago tra la nebbia e cerco di scorgere più cose possibili. E’ una meta difficile quella che mi prefiggo di raggiungere e non so se mai riuscirò nell’impresa. Cercare di dare volto e parole alle mie sensazioni e alle mie scoperte sembra un modo per ripiegarmi lentamente, in posizione fetale, e appoggiare l’orecchio al mio ventre…per sentire cosa si muove dentro di me. Sento il suono dei miei pensieri mentre scorrono uno dopo l’altro; adesso si muovono vorticosi, adesso restano impigliati in qualche rovo e non riescono a liberarsi. E’ la consapevolezza quella che voglio raggiungere. Sapere cosa si muove dentro di noi in ogni istante e riuscire a capirlo.

Tu …lo hai mai fatto? Voglio dire…silenziosamente ascoltare i battiti del tuo cuore e carpire i segreti del tuo corpo? Sapere che emozioni e sussulti interiori si ripercuotono con violenza lungo tutto il midollo osseo?

Questa è la mia scelta.

 Vivere. Sentire la vita e non perdermi niente. E’ come essere appena sbarcati su una terra inesplorata. Annoto ogni forma curiosa e diversa da me, o da come la immaginavo in precedenza. La spedizione sembra procedere lentamente, ma i miglioramenti si notano a poco a poco. Ci  sono delle creature incredibili in questo luogo. Assorbo la loro energia scoprendoli con i miei occhi. Li sento parte del mio mondo. Ma più di tutti questi esseri meravigliosi c’è n’è uno in particolare che mi attrae giorno dopo giorno. Non basterebbero migliaia di vite per annotare tutte le sue particolari abitudini e tutte le forme che può assumere. Una specie curiosa e indecifrabile…o quasi. Solo dopo un po’ mi sono accorta …che ne facevo parte anch’io. La ricerca di me stessa diventa più ampia. Si estende un po’ a tutto l’universo che nei secoli queste menti geniali hanno saputo creare. E’ una creatura irresistibile, piena di fascino. Soprattutto complessa. E’ un enigma che so di non poter mai risolvere appieno. Ma per la nostra stessa natura non potremmo mai accontentarci della staticità di un traguardo raggiunto. Non ho certezze, né la sicurezza che descriverò i comportamenti umani in maniera oggettiva, senza mai essere coinvolta. Anzi ho scoperto che è proprio questa indagine profonda, accompagnata dalla voglia di scavare senza riserbo la chiave per entrare in questo microcosmo misterioso. Il mio tentativo è stato fin dal principio la generalizzazione, ma più andavo avanti più carpivo la necessità di assaporare fino in fondo la particolarità di ogni essere. Così nei miei registri , annotavo la singolarità delle esperienze fatte da ciascuno…chiunque abbia incrociato. Non ho potuto resistere alla tentazione di violare i suoi pensieri, ma sempre con dolcezza, sempre considerandolo un privilegio di cui non avrei mai dovuto approfittare. Colgo spesso dei tratti in comune, vivo insieme a loro le debolezze, le paure; cerco di assorbirne il coraggio, la loro gioia di vivere…si… questo è quello che sento. E voglio anch’io incuriosire, affascinare…voglio vedere nel suo sguardo l’ardore di scoprirmi. Posso esser un libro aperto, come nascondere i tratti del mio carattere e dividerli in parti, disporli lungo una strada e lasciare che a poco a poco raggiungano la mia anima. Non si incontrano spesso queste incarnazioni della ricerca e della curiosità. Io ne so qualcosa. So che scegliere questo viaggio comporta un rischio reale. Il coinvolgimento. Ma come ho detto per cogliere la profondità delle cose che ci circondano, della vita stessa, non possiamo non essere coinvolti, no possiamo estraniarci da qualcosa a cui già apparteniamo. Questo atteggiamento, così freddo, lascivo, mi fa sentire circondata da un alone tenue che mi divide dal comune modo di pensare. Non importa. Non mi fermerò a questa difficoltà. Ho sofferto, sono stata tradita…spesso la voglia di rintanarmi nel mio mondo immaginario è stata così forte che non potevo accettare la mia crescita. Ma non ho mai smesso. Sempre intenta a cercare di scoprire cosa tormenta i miei pensieri. E lo so. Sarebbe tutto molto più semplice se capissi ogni essere umano. Ma non è ciò che voglio.

Per un istante, solo per un istante voglio essere guardata, ammirata e penetrata. Perché vivo tutto fino in fondo e vorrei che ci fosse un altro essere che desiderasse scandagliare i miei abissi, i miei ricordi, ME.

E intanto…

La mia barca procede sulle acque. Il vento gonfia le vele con intensità e mi spinge a desiderare , mi spinge a sognare...per scorgere ancora qualcosa di nuovo oltre la nebbia. Respiro l’odore di salsedine fino quasi a deglutirlo e ne sento la consistenza scendere dritta fino allo stomaco. Vibro al pensiero dell’orizzonte che bramo di raggiungere. E’ tutti i miei sogni impastati di verità, incostanza, disillusione, speranza…muta eppure sembra rimanere immobile.

Mi sporgo oltre il parapetto.  Vedo la mia immagine riflessa nel mare. Il mio riflesso nel mondo. Scorgo me anche dove il riflesso non è più possibile…mi percepisco perché la vita che mi circonda…è la mia. Finalmente mi sento parte di tutto questo. Ma cos’è allora quest’energia vitale, quest’attrazione che mi spinge con violenza solcare i mari, errare in terre sconosciute…Le sue forme sono così diverse che non posso elencarle tutte. Non posso farlo.

Lì, proprio tra quelle fronde selvagge vorrei che tu andassi. Ti sosterranno i piedi e le forze non ti abbandoneranno.

Ciò che voglio farti vedere è dentro di te.

Ed è ciò che cerco anch’io.

La nebbia si dirada…sfrutto la corrente…prendo con delicatezza alcuni cristalli dalla stiva…eccoli stagliarsi sulla superficie, cullati dalle onde…chissà quali rive riusciranno mai a toccare…